Le tavole dello Zocchi rappresentano un documento unico sulla Firenze del Settecento, una Firenze resa con una capacità descrittiva veramente illuminista e con il respiro più ampio che l’assetto urbanistico della città, posta in una valle e chiusa nelle sue mura medievali, poteva permettere. Esse ebbero un successo enorme a livello europeo e, oltre che rappresentare un modello per i vedutisti che scelsero Firenze come soggetto per le loro opere, furono riprodotte frequentemente da incisori italiani e stranieri per tutto il secolo. Uno di essi fu l’incisore di questa veduta, il londinese Nathaniel Parr.
Membro di una famiglia numerosa, condusse la sua modesta attività di incisore insieme al fratello Remigius, con il quale viene talvolta confuso, nel quartiere di Westminster. Incise ritratti, illustrazioni di libri, marine, progetti navali, progetti architettonici e vedute, tra le quali anche le vedute fiorentine dello Zocchi. Finì sotto le luci della ribalta nel 1749 per aver inciso una satira che finì sotto inchiesta. Morì nel 1751.
L’incisione del Parr, con dimensioni assai ridotte rispetto all’originale, è tratta dalla terza tavola della raccolta dello Zocchi, dal titolo Veduta di una parte di Firenze presa di fuori della Porta alla Croce presso al fiume Arno, incisa da Carlo Gregori. La scena ci mostra delle figure intente a pescare, in barca o parzialmente immerse nel fiume, non all’altezza del Ponte alle Grazie, allora Rubaconte, come indicato nel titolo inglese ma all’altezza della Torre della Zecca, quasi di fronte alla Torre di San Niccolò, con un punto di vista così basso che denuncia una ripresa dalla pescaia, al livello dell’acqua. L’inquadratura, aprendosi a ventaglio in fuga prospettica, ci mostra in fondo il Ponte alle Grazie con le caratteristiche casette abbattute nel 1876 e, sulla sinistra, le Mulina di San Niccolò, anch’esse scomparse in seguito alla realizzazione del lungarno, e il Palazzo Serristori.
Nathaniel Parr eseguì la sua incisione fra il 1744, anno di pubblicazione della raccolta fiorentina, e il 1751, anno della sua morte. Ciò significa che la diffusione delle opere dello Zocchi fu rapida e penetrante. Ecco perché un tutto sommato modesto incisore londinese decise di investire in esse del tempo e del denaro, sia che avesse deciso di produrle come una propria iniziativa commerciale, sia che lo avesse fatto su commissione di un editore. Il punto è che Zocchi era evidentemente assai apprezzato nel Regno Unito e che stampe tratte dalle sue opere non avrebbero avuto difficoltà ad essere vendute.