L’incisione, che presenta una scelta di punto di vista assolutamente peculiare per l’epoca, raffigura l’abside della Cattedrale fiorentina con lo spiazzo antistante, nel quale si muovono diversi gruppi di figure in conversazione o intente in altre attività: una madre passeggia con la figlia mentre tiene un cane al guinzaglio, due uomini si chinano e rivolgono la parola ad un uomo seduto per terra, due figure si stringono la mano, come se si fossero riviste dopo tanto tempo. Tutti questi personaggi sono resi rapidamente con pochi tratti incisi con una tecnica nuova, quella dell’acquaforte, utilizzata in questo caso per completare e ravvivare un insieme ancora realizzato in gran parte a bulino. La differenza tra le due tecniche è notevole. L’incisione a bulino consiste in una incisione diretta della lastra di rame, tecnica che richiede un notevole sforzo e assoluta precisione. L’acquaforte è una tecnica cosiddetta indiretta, dal momento in cui l’artista non graffia direttamente il metallo ma una speciale vernice stesa su di esso. Il processo vero e proprio di incisione è svolto da un acido in cui la lastra metallica viene immersa, acido che corrode il metallo scoperto lasciando un solco la cui profondità varia a seconda del tempo di immersione. Questa tecnica, che nacque intorno alla metà del Cinquecento, permise un’ulteriore accelerazione nei tempi di esecuzione e tratti più calligrafici, più morbidi e disinvolti. I segni vivaci e rapidi adottati da Israël Silvestre rispondevano ad una precisa esigenza del suo autore, quella di riportare sulla lastra metallica degli schizzi ripresi dal vivo senza alterarne la freschezza e immediatezza. In effetti egli incise in Francia ciò che aveva disegnato in occasione dei suoi viaggi-studio in Italia.