Il mito di Firenze città dell’arte per eccellenza favorì lo sviluppo di un’economia del turismo a cui buona parte della produzione artistica e artigianale locale si adeguò. È a questo pubblico di turisti-visitatori, ai quali tra l’altro l’introduzione della ferrovia a partire dal 1847 offrì un nuovo formidabile mezzo di trasporto che ridusse drasticamente tempi di percorrenza e costi di viaggio, che le piccole vedute fiorentine prodotte in serie delle quali ci rimangono numerose testimonianze si rivolgevano. A questa categoria appartiene la veduta di Palazzo Pitti, eseguita all’acquatinta e colorata a mano, esposta in mostra. Soggetto quanto mai vendibile, Palazzo Pitti rappresentava uno dei più significativi monumenti, un punto focale in cui convogliavano vari aspetti, essendo al contempo testimonianza splendida di un passato glorioso, capolavoro architettonico, scrigno di inestimabili opere e tesori d’arte e sede del potere granducale. La piccola stampa ci mostra una veduta piuttosto tradizionale, con una prospettiva atta a mettere in risalto le dimensioni del cortile antistante la piazza e delle figure di zocchiana memoria che, oltre ad animare la scena, danno le giuste proporzioni al maestoso edificio. L’acquatinta, della quale non ci è dato di conoscere né l’autore né l’incisore, fu edita da Natale Volpi e venduta nel suo negozio prospiciente il fiume Arno. Il titolo originale, coperto dalla pittura turchese e difficilmente leggibile, è in francese, a testimoniare l’internazionalità del pubblico potenzialmente interessato.