La veduta raffigura corso Vittorio Emanuele, con un’attenzione particolare rivolta ai due edifici più prestigiosi della strada principale del nuovo quartiere fiorentino, il Politeama, attuale Teatro Comunale, e Palazzo Favard, progettati rispettivamente da Telemaco Bonajuti e Giuseppe Poggi. La litografia è dunque un inno alla nuova Firenze, a Firenze capitale del Regno d’Italia che si propone stavolta non come la città del passato, dell’arte antica e della tradizione tanto cari ai turisti stranieri, ma come una città che si rinnova, dinamica e proiettata verso il futuro. È un omaggio alla Firenze contemporanea, un’istantanea di vita quotidiana colta su uno scenario modernamente monumentale. Non ci sono più i clochardes seduti per terra a chiedere l’elemosina come nelle stampe dello Zocchi o del Terreni. Questa è la Firenze benestante della borghesia che di lì a pochi anni avrebbe intrapreso la trasformazione del centro, strappandolo a “secolare squallore” per restituirlo “a vita nuova”.
La litografia fu eseguita alla fine degli anni Sessanta dell’Ottocento, sicuramente dopo il 1863, anno di costruzione del Politeama e forse anche dopo il 1866, anno del plebiscito che sancì l’annessione di Venezia all’Italia. Questo perché sia l’autore che l’editore della stampa in questione sono veneti e non è improbabile che la litografia sia stata eseguita subito dopo l’annessione, quando Firenze era appunto capitale, e pubblicata per venire incontro al desiderio di italianità, e dunque di fiorentinità, di un pubblico che italiano aveva appena deciso di diventare. Marco Moro, l’autore, aveva tra l’altro già mostrato un certo patriottismo quando, a sue spese, pubblicò la Sconfitta data agli Austriaci in Mestre dai Figli d’Italia il 27 ottobre 1848 e, stavolta edito da Ripamonti Carpano nel 1849, l’album composto da nove vedute litografiche dell’Assedio di Venezia.
Marco Moro fu litografo ed editore di stampe. Nacque a Zenson del Piave in provincia di Treviso nel 1817 e mostrò fin da subito doti di buon disegnatore, per cui, sostenuto da una famiglia benestante, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Venezia, città dove visse e lavorò per il resto della sua esistenza salvo che per un soggiorno a Udine, dove lavorò per la litografia Berletti. Proprio qui eseguì nel 1841 la prima opera di una certa importanza, l’Album pittorico del Friuli. Tornato a Venezia nel 1845, trovandosi a dover mantenere se stesso e la propria famiglia, che nel frattempo aveva subito un tracollo economico, lavorò moltissimo per vari editori, soprattutto a vedute della città lagunare e delle principali località del Veneto che, evidentemente, avevano un florido commercio. Nel 1855 illustrò la Nuova guida di Padova e suoi dintorni di Alessandro De Marchi, stampata dalla stessa Litografia Kirchmayr di Venezia che stampò la presente litografia.