Lungi dal forzare la prospettiva o le proporzioni dell’edificio, gli autori di questo bulino rappresentano il cortile del Bargello, allora carcere cittadino, con una certa tendenza ad un maggior realismo, intensificando semmai romanticamente la drammaticità della visione attraverso l’accentuazione dei contrasti tra luci ed ombre. Tali autori, come indicato sulla lastra, sono Giovanni Magazzari, disegnatore, e Bernardino Rosaspina, incisore.
Del primo si sa veramente poco, se non che nacque a Bologna nel 1796 circa, che studiò all’Accademia Bolognese seguendo il corso di ornato e che si dedicò in particolar modo al restauro, alla progettazione architettonica e all’incisione. Collaborò con i maggiori artisti bolognesi dell’epoca, realizzò il progetto della tomba Ceronetti nella Certosa di Bologna e partecipò alla realizzazione di opere editoriali quali la Raccolta de’ più scelti ornati sparsi per la città di Bologna del 1827 e il Trattato della composizione e dell’ornamento dei giardini del 1841.
Di Bernardino Rosaspina si hanno invece più notizie, anche in virtù della sua appartenenza ad una famiglia di artisti che occuparono un ruolo importante in ambito bolognese. Nacque a Venezia in un momento in cui suo padre Giuseppe si trovava nella città lagunare per motivi professionali ma la sua vita si svolse praticamente tutta in Emilia. Anch’egli studiò all’Accademia di Bologna, dove si iscrisse ad appena undici anni, e seguì il corso di ornato, mostrando presto una predilezione per il disegno di paesaggio e l’immagine di veduta. Nel 1831 vinse il Premio Piccolo Curlandese con la veduta della Piazza Ariostea di Ferrara. Questo premio gli valse la commissione della sua opera più conosciuta, la raccolta Vedute di Romagna, incisa tra il 1831 e il 1836 in collaborazione con diversi disegnatori, in cui sulla scia dei viaggi pittorici di matrice settecentesca, inserì una serie di tavole che illustrarono per la prima volta territori fino a quel momento trascurati dalla vedutistica legata al fenomeno del grand tour.
Il clima pesante e oppressivo venutosi a creare a seguito della restaurazione pontificia nei territori emiliani e romagnoli spinse molti artisti a cercare possibilità lavorative altrove, ad esempio nel più libero Granducato di Toscana, dove Bernardino Rosaspina si recò a più riprese e nel quale realizzò ben due raccolte di incisioni, la Raccolta di antiche vedute della città e vicinanze di Firenze del 1827 e il Viaggio storico e pittorico ossia guida alla Toscana adorna di 44 vedute a taglio dolce pubblicata dal dottore Giuseppe Benassuti, eseguita su disegni di Gaetano Ferri e, appunto, Giovanni Magazzari, negli anni attorno al 1832. È presumibilmente da quest’ultima serie che è tratta l’incisione esposta in mostra, che Bernardino Rosaspina incise appunto su disegno del Magazzari, artista che lui ebbe probabilmente modo di conoscere durante il corso di studi in ornato presso l’Accademia Bolognese che entrambi, pressoché coetanei, avevano frequentato.