Accanto alle stampe, che erano concepite per la produzione in serie, continuavano ad esistere vedute dipinte, rivolte ad un pubblico che preferiva, e ovviamente poteva permettersi, un qualcosa di unico che conservasse, per dirla con Walter Benjamin quell’“aura”, quel senso dell’hic et nunc delle opere d’arte eseguite con matita e pennello. Il desiderio dell’originale è lo stesso che ancora oggi, nonostante le fotografie digitali e la sovrabbondanza delle immagini stampate, riempie le piazze di artisti che propongono i loro scorci e le loro vedute eseguite a tempera e ad acquerello a migliaia di turisti culturalmente lontani anni luce dagli amateurs del grand tour. Vale la pena di citare Cesare De Seta nella sua analisi del fenomeno relativo alla commercializzazione delle immagini in ambito sette-ottocentesco: “Non si contano le gouaches che i turisti acquistarono sulle piazze d’Italia per decorare le loro case al ritorno in patria, così come le incisioni e i calchi tratti dalla statuaria antica (…)” “… uno stuolo di pittori anonimi offrivano a modico prezzo, e in ogni piazza d’Italia, le loro ‘cartoline-gouaches’. Anch’esse contribuirono alla fortuna del Bel Paese”.
Il fatto che tutto ciò sia rimasto praticamente invariato, ieri come oggi, mostra come ciò che in realtà si “porta a casa” non sia tanto l’immagine di un certo monumento o veduta d’altra parte reperibile, soprattutto ai nostri tempi, attraverso molti altri canali, ma sia invece la memoria dell’essere stati in un certo luogo in un dato momento della nostra esistenza. Queste immagini sono di supporto al nostro ricordo e vengono a costituire la nostra personale “galleria”, oggi come due secoli fa.
Fulgido esempio di questo tipo di gouaches ottocentesche, questa della Collezione Firenze – Ada Cullino Marcori raffigura una veduta di Firenze colta da poco al di sotto dell’attuale Piazzale Michelangelo, risalente a qualche anno prima dell’unità nazionale. L’immagine, dall’esecuzione rapida e dai colori smaglianti, ci fornisce una summa di tutto ciò che gli stranieri, per la maggior parte dei quali il viaggio a Firenze era una questione di svago, volevano vedere nel nostro paese: atmosfera cristallina, amenità dei luoghi e del clima, paesaggio assolato, placidità e rilassatezza, aspetto pittoresco e tutto sommato innocuo dei suoi abitanti, qui esemplificati da un gruppo di donne dai colorati costumi tradizionali.