Veduta generale di Firenze

Nel vedutismo ottocentesco si assiste a un significativo cambiamento rispetto al secolo precedente. L’oggettività del XVIII secolo diventa soggettività, una soggettività che permea le rappresentazioni di un afflato lirico fino a quel momento sconosciuto. Quando dunque non si prendano in considerazione le opere realizzate esclusivamente a scopo seriale in base a modelli più che consolidati, e dunque di una qualità indubbiamente limitata, possiamo certamente affermare che il vedutismo vero e proprio, quello di stampo settecentesco, entra definitivamente in crisi con l’arrivo del nuovo secolo.

Un’opera come lo splendido bulino acquerellato con veduta generale di Firenze eseguito dall’austriaco Dominik Perlasca negli anni venti dell’Ottocento ci immette in questo nuovo clima. Il punto di vista è quello tradizionale da Bellosguardo. La città, al riparo delle le sue mura, è raffigurata adagiata sul fondo della valle, chiusa come in un morbido e materno abbraccio dalle colline circostanti. La natura che la circonda ha un rilievo finora inedito e occupa uno spazio quasi dominante nella composizione. Le figure umane, sebbene in primo piano, mettono in evidenza con le loro piccole dimensioni la grandiosità del paesaggio. Non è ovviamente il paesaggio “romantico” per antonomasia, quello della poetica del sublime che ritroviamo in tanti dipinti nordeuropei degli ultimi decenni del Settecento e dei primi dell’Ottocento. Firenze e le sue colline non si sarebbero prestate a simili visioni. È il paesaggio rassicurante ma emotivamente coinvolgente di John Constable o, meglio ancora, quello pulito, informale e confortevole dipinto dai pittori austriaci del Biedermeier.

Non è forse un caso che Dominik Perlasca fosse nato e cresciuto a Vienna, sebbene da genitori italiani e che proprio nel nostro paese avesse intrapreso i propri studi. Nella sua incisione possiamo sentire il legame emotivo esistente fra lui, artista, e la città dell’arte per eccellenza. Non sappiamo se il giovane incisore abbia eseguito questa veduta per se stesso oppure per un qualche committente, come assai poco sappiamo del resto della sua vita e delle sue opere. Ciò che risulta è che, tornato in patria, si sia trasferito a Budapest, allora anch’essa parte dell’impero asburgico e che qui abbia iniziato una fortunata carriera nella redazione della prima rivista di arte e cultura in lingua serba, fondata nel 1838, un periodico che, piuttosto pionieristicamente, abbinava testi e illustrazioni. Quale grafico-giornalista, il Perlasca divenne una sorta di fotoreporter ante litteram, recandosi sui luoghi dove accadevano le notizie e disegnando dal vero ciò che in seguito riportava sulle lastre. La maggior parte delle illustrazioni, in cui figura un gran numero di tipologie di soggetti, dai ritratti, agli avvenimenti – spicca l’incisione dedicata all’inondazione di Budapest del marzo del 1838 – ai figurini di moda, erano in fogli separati, nel senso che non erano inserite fra le colonne del testo. Uomo colto e appassionato di musica, si interessò per l’apertura di una scuola di incisione a Budapest. Morì nella capitale ungherese il 30 maggio del 1846.

Autore

Dominik Perlasca (Vienna, ? - Budapest, 1846)

Data

1820 ca.

Tecnica

bulino, acquaforte, colorata a mano

Dimensione

lastra mm 385x700