Indira Gandhi e il ponte con l’India fra cultura e solidarietà

L’India è in queste settimane nei nostri cuori, per l’immane tragedia umana che sta vivendo a causa dell’epidemia del Covid-19, diffusa un po’ ovunque, in certe parti del territorio fuori controllo.

Il rapporto Italia-India ha presso la Fondazione Spadolini radici profonde ed è testimoniato dai doni di Indira Gandhi a Spadolini, in particolare l’elefante in avorio finemente lavorato che gli regalò in occasione del loro primo incontro ufficiale, a Roma, nel novembre 1981. Spadolini era Presidente del Consiglio, Indira alla guida del Governo dell’Unione indiana: quasi un miliardo e quattrocento milioni di persone, oggi, contrasti feroci, divisioni profonde e non colmate. La figlia del Pandit Nehru, il discepolo prediletto del profeta, era una donna capace di controllare a fondo i propri sentimenti, dotata di una estrema padronanza di nervi, di una calma talvolta glaciale. Sul piano politico si adoperava per aprire all’Europa; alla guida del mondo dei non allineati, fedele al rapporto privilegiato con Mosca, auspicava migliori relazioni con gli Stati Uniti, protettori dei rivali di sempre, i pakistani.

Fra Spadolini e la Gandhi vi era un sentimento genuino di reciproca stima e amicizia, fondato su radici culturali e morali comuni, risalenti alla figura etica di Giuseppe Mazzini. Oltre all’amore per Firenze, dove Indira aveva trascorso diversi giorni all’età di venti anni, in compagnia del padre, visitando musei e frequentando biblioteche.

Ma torniamo a Mazzini. In India “I doveri dell’uomo” sono tradotti in ben sei lingue della Confederazione, assai più della “Divina Commedia”.

Su Gandhi, Mazzini ha esercitato un’influenza maggiore di ogni altro pensatore europeo. In un saggio del 1908 il profeta ha esaltato Mazzini ed ha “stroncato” altri protagonisti del Risorgimento italiano quali Cavour, il «machiavelliano», Vittorio Emanuele II, “il Re conquistatore”, Garibaldi, «un bravo guerriero e niente altro».

La “Giovine Italia” si è chiamata in India “Young India”. Le associazioni mazziniane sono state moltissime, e anche contrastanti. Gandhi si richiamava sempre a Mazzini, studiato in modo approfondito a Londra. Alcune espressioni dell’Apostolo le aveva fatte proprie: «La politica separata dalla religione è un cadavere che è bene seppellire al più presto», oppure «Non c’è politica senza morale».

L’immagine che prediligeva fra tutte era quella che ispirava il suo straordinario impegno politico e civile: «Noi cerchiamo le vie del Signore sopra la terra».

Oggi, nella Fondazione Spadolini i legami con l’India sono assicurati dal gemellaggio con la Fondazione Ada Cullino Marcori, costituita per il desiderio del figlio Roberto di onorare e ricordare la figura della madre Ada, promuovendo e sviluppando attività di carattere culturale e assistenziale in Italia e all’estero. Di quest’ultime, di gran lunga la più rilevante, è il Mamma Ada Centre (MAC), un ampio progetto di solidarietà e promozione culturale costruito e interamente finanziato dalla Fondazione Ada Cullino Marcori nello Stato del Tamil Nadu, all’estremo sud dell’India, dove ogni anno centinaia di giovani bisognosi e meritevoli ricevono un’adeguata formazione, accolti in aule moderne, provviste di tutti i più avanzati dispositivi multimediali. Annualmente la Fondazione Ada Cullino Marcori, in gemellaggio con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia vi organizza il MAMMA ADA AWARDS, analogo al Premio Firenze Ada Cullino Marcori, giunto alla sua quarta edizione. La finalità del premio indiano è quella di riconoscere l’eccellenza nelle ricerche accademiche e nei contributi culturali nel Distretto del Kanyakumari: un ponte di solidarietà e cultura fra Firenze e l’India che vede unite nel comune impegno di promozione sociale le due Fondazioni fiorentine.

Cosimo Ceccuti